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Elettrico in volata: Italia al decimo mese di crescita

L’Italia centra il decimo mese di crescita per le immatricolazioni elettriche: ad aprile 2026 13.087 BEV, quota all’8,4%. Pressi (Motus-E): strategia di lungo periodo e focus sulle flotte.

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Dieci mesi di crescita: i numeri di aprile

Il mercato italiano delle auto a batteria consolida la ripresa e inanella il decimo mese consecutivo in rialzo. Ad aprile sono state immatricolate 13.087 vetture full electric, quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2025 (+97,1%), con una quota all’8,4% contro il 4,7% di un anno fa. A trainare il risultato hanno contribuito le consegne legate agli incentivi varati lo scorso ottobre e esauriti in un solo giorno, segno di una domanda pronta a cogliere opportunità concrete quando il quadro è chiaro.

Nel primo quadrimestre 2026 le immatricolazioni elettriche raggiungono 50.924 unità (+71,9% sullo stesso periodo 2025), con una market share del 7,9% in aumento dal 5,1%. Il parco circolante italiano a zero emissioni tocca così 409.277 auto al 30 aprile. Considerando tutte le alimentazioni, il mercato nel suo complesso cresce dell’11,2% nel mese (totale 155.358 immatricolazioni) e del 9,6% nei primi quattro mesi (a 641.909 registrazioni). Segnali coerenti di un sistema che, tra nuove offerte di prodotto e miglioramento dell’infrastruttura, sta metabolizzando la transizione con maggiore maturità.

L’Europa corre più veloce, l’Italia deve accorciare

Nel confronto con i grandi mercati Ue, i dati di marzo 2026 fotografano un ritmo più sostenuto oltreconfine: la quota elettrica è al 28,5% in Francia, 24,1% in Germania, 9,2% in Spagna e 22,6% nel Regno Unito. In Italia, nello stesso mese, la market share si è attestata all’8,7%. In questo contesto, la lettura di sistema diventa essenziale. “Il recupero dell’Italia sulle immatricolazioni elettriche è un segnale positivo, ma per avvicinarci concretamente al gruppo di testa dell’Europa serve un piano d’azione circostanziato”, osserva il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, notando che “i risultati degli altri principali mercati europei sono frutto di una strategia organica e coerente, che vede in campo incentivi chiari in grado di aiutare famiglie e imprese a orientarsi verso la mobilità elettrica. Una pianificazione che risulta ancor più efficace in un momento in cui l’elettrico è guardato con grande attenzione da automobilisti e fleet manager per mettersi al riparo dai riflessi degli shock petroliferi, anche grazie alla crescente disponibilità di modelli entry level ideali per un mercato come quello italiano”.

L’orientamento internazionale offre dunque una bussola: stabilità degli strumenti, prevedibilità degli incentivi e politiche coordinate che riducano l’incertezza. È qui che innovazione, digitalizzazione e dati possono fare la differenza, consentendo di calibrare le misure a sostegno della domanda e di monitorare con trasparenza l’efficacia degli interventi.

Flotte aziendali, usato elettrico e spinta alle rinnovabili

Per imprimere un’accelerazione strutturale, il cantiere prioritario resta quello delle flotte aziendali, snodo chiave per alimentare sia il canale del nuovo sia, nel medio periodo, un mercato dell’usato elettrico più ampio e accessibile. “Mai come in questa fase – conclude Pressi – sarebbe quindi indispensabile per l’Italia mettere a punto un piano d’azione strutturale per colmare il gap sull’elettrico e riacquisire una posizione centrale nel mercato europeo, partendo da una profonda revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, in grado di stimolare a cascata anche il promettente mercato delle auto elettriche usate. Mobilità elettrica e rinnovabili sono due facce della stessa medaglia: investire su entrambe significa costruire una vera sovranità energetica per il Paese”.

In questa visione, l’innovazione gioca un ruolo abilitante: piattaforme digitali e strumenti di intelligenza artificiale possono ottimizzare la gestione delle flotte, la pianificazione della ricarica e l’integrazione con la produzione da fonti rinnovabili, promuovendo efficienza, trasparenza e sostenibilità. Una transizione equa e orientata all’etica, che faciliti l’adozione per imprese e famiglie, non è solo possibile: è la strada più solida per rafforzare competitività industriale e indipendenza energetica del Paese.

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