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Un progetto industriale per la guida autonoma
Un nuovo capitolo della mobilità intelligente prende forma in Italia: una realtà nata in seno al Politecnico di Milano ha chiuso un round da 38 milioni di euro per portare sul mercato europeo un servizio di robosharing. L’iniziativa mette insieme capitale e competenze industriali di primo piano, con il coinvolgimento di a2a e cdp come anchor investor, e l’adesione di attori come Ferrovie dello Stato, Pirelli, Falck Family Office, VCPartners e il consorzio automotive Most.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: ottenere entro tre anni l’omologazione europea di un veicolo a guida autonoma L4 e avviare la commercializzazione di un servizio di mobilità condivisa. Non si punta a vendere un’auto, ma a orchestrare un’esperienza di trasporto on demand pensata per aree metropolitane e territori diffusi, con un’impronta industriale europea e un approccio responsabile all’uso dell’intelligenza artificiale.
Il modello: dal robotaxi al robosharing
La proposta non replica i robotaxi integrali di matrice americana o cinese, ma introduce un format ibrido. Il veicolo, modificato e riomologato per l’impiego condiviso, si muove in autonomia a bassa velocità (fino a 30 km/h) per raggiungere l’utente ovunque si trovi; una volta a bordo, la guida è affidata alla persona. A destinazione, l’auto non resta in sosta: riparte in modo autonomo per servire la richiesta successiva.
Questa logica riduce i tempi morti e ottimizza la rete di flotta, contribuendo a decongestionare lo spazio pubblico e a migliorare la sostenibilità del servizio. È un passaggio pragmatico verso la piena autonomia, che mette al centro safety by design, efficienza e scalabilità, con l’Europa che prova a dettare una via sostenibile e regolata all’innovazione.
Regole, test e tempi
L’orizzonte temporale è definito: entro tre anni l’azienda punta all’omologazione valida in tutta l’Unione europea. Il contesto regolatorio, tuttavia, resta eterogeneo. A legislazione vigente, questi veicoli potrebbero già operare in Francia, Germania e Croazia, mentre in Italia servirà adeguare il quadro normativo per consentire una messa su strada diffusa.
I test inizieranno a breve, non solo nel nostro Paese. Nella fase pre-omologazione è previsto un safety driver a bordo, pronto a intervenire in caso di necessità: una misura che garantisce controllo umano, raccolta dati affidabile e addestramento dell’AI in scenari reali.
- Omologazione europea L4 attesa entro tre anni.
- Già possibile operare in Francia, Germania e Croazia con la normativa attuale.
- Velocità autonoma limitata a 30 km/h per avvicinamento e ripartenza.
- Test con safety driver fino al via libera regolatorio.
Nel disegno industriale rientra anche l’espansione capillare: non soltanto le grandi città, ma l’intera città metropolitana e i comuni sotto i 10.000 abitanti, dove l’offerta di trasporto è spesso discontinua. È qui che il robosharing può colmare il divario, attivando una mobilità di prossimità efficiente, accessibile e allineata con gli obiettivi europei di decarbonizzazione.
Persone, capitale e responsabilità dell’AI
La nuova società parte con oltre 40 professionisti e prevede di crescere rapidamente, puntando a centinaia di ingegneri specializzati in guida autonoma. È un ecosistema giovane (età media intorno ai 25 anni) con una presenza femminile significativa: un segnale concreto di rinnovamento delle competenze e di valorizzazione del talento. La collaborazione tra università e industria conferma una strategia di filiera, fondamentale per trasformare la ricerca in prodotto.
La sfida non è soltanto tecnologica, ma anche finanziaria e regolatoria: in un contesto dove gli investimenti internazionali contano miliardi, l’Europa sceglie un percorso di innovazione sostenibile, incrementale e ancorato a standard elevati. Questa visione è coerente con i principi che Assodigit promuove: sicurezza come priorità, trasparenza nel trattamento dei dati, riduzione dei bias algoritmici e accountability lungo tutto il ciclo di vita del sistema. Se sostenuto da politiche chiare e da capitali pazienti, il robosharing made in Italy può diventare una piattaforma europea per una mobilità più intelligente, inclusiva ed etica.