XAI in Cybersecurity: dalla conformità alla fiducia operativa

L’Intelligenza Artificiale Spiegabile è oggi decisiva per la sicurezza: abilita auditabilità, conformità ad AI Act e NIS2 e decisioni operative più affidabili nei SOC.

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L’Intelligenza Artificiale Spiegabile (XAI) è diventata un’esigenza strategica per la cybersecurity. In contesti ad alto impatto, dove gli algoritmi influenzano decisioni che possono bloccare reti, isolare sistemi o innescare incident response, non basta un responso binario: occorre capire come e perché un modello arriva a una conclusione, con quale livello di confidenza e su quali evidenze.

Perché la XAI conta nella difesa

Nei SOC, sistemi di rilevamento basati su machine learning devono indicare quali caratteristiche del traffico, quali pattern e quali soglie hanno attivato un’allerta. Spiegazioni utili riducono i falsi positivi, accelerano la triage e consentono azioni automatiche proporzionate al rischio. La tracciabilità del ragionamento algoritmico diventa essenziale anche per la forensics: ciò che non si può spiegare difficilmente si può difendere in audit o in sede giudiziaria.

Il quadro normativo: AI Act e NIS2

Il GDPR ha introdotto il diritto a comprendere le decisioni automatizzate. L’AI Act (Reg. UE 2024/1689), in vigore dal 1° agosto 2024 e applicabile dal 2 agosto 2026, classifica i sistemi per rischio e impone obblighi di trasparenza crescenti. Per gli usi ad alto rischio la spiegabilità diventa requisito di conformità; l’art. 19 richiede log automatici di input, output e timestamp per ricostruire le decisioni. La Direttiva NIS2, recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024 (in vigore dal 16 ottobre 2024), impone misure tecniche e organizzative adeguate: quando tali misure includono AI, spiegazioni e audit trail sono parte integrante della dimostrazione di conformità verso l’ACN.

Framework e standard operativi

Il NIST AI Risk Management Framework (26 gennaio 2023) pone trasparenza e spiegabilità al centro della gestione del rischio AI: documentazione, validazione, monitoraggio continuo e gestione degli incidenti. Lo standard ISO/IEC 42001 (dicembre 2023) definisce requisiti per un AI Management System, con enfasi su tracciabilità e spiegabilità, rilevanti per la futura certificazione sotto l’AI Act. In ambito cyber, MITRE ATT&CK e la matrice ATLAS evidenziano come l’opacità dei modelli esponga a data poisoning, bias injection ed elusione delle detection.

Supply chain dell’AI e opacità stratificata

Molte organizzazioni adottano modelli e API di terze parti o foundation models. Anche con interfacce di spiegazione, i livelli di astrazione possono celare problemi sottostanti. Per ridurre il “rischio di opacità stratificata” servono clausole contrattuali su trasparenza, audit algoritmico e test con dataset controllati, oltre a metodologie di testing avversario per verificare robustezza, esposizione a prompt injection e data poisoning senza accesso ai pesi del modello.

Threat intelligence e ransomware-as-a-service

Nella threat intelligence, la XAI trasforma un avviso in conoscenza azionabile. Non basta segnalare che un hash è legato a una campagna ransomware: il sistema deve spiegare quali comportamenti sono stati osservati, quali similarità con campioni noti, quali correlazioni temporali con attività di reconnaissance. Dashboard di explainability con feature importance, mappe di attivazione e timeline permettono agli analisti di contestualizzare la minaccia e ottimizzare le contromisure.

Certificazione, sovranità ed etica

L’AI Act prevede organismi notificati per la valutazione di conformità dei sistemi ad alto rischio. Certificare la spiegabilità è sfidante: una spiegazione deve essere tecnicamente accurata e comprensibile per lo stakeholder. Si discutono benchmark con metriche come completezza, consistenza, contrastività e continuità. Sul piano geopolitico, l’Europa punta a un ecosistema AI “trustworthy” (Gaia‑X, progetti Horizon Europe). Per le organizzazioni italiane, soluzioni XAI europee offrono compliance e riduzione del rischio reputazionale. Sul piano etico, board interni valutano impatti su privacy e diritti, con la XAI che abilita trasparenza e meccanismi di contestazione.

Cosa fare ora: priorità per CISO e SOC

Integrare competenze ibride: data scientist con sensibilità cyber, analisti SOC con literacy ML, legal counsel sul tema explainability.
Progettare logging e audit trail che documentino decisioni automatiche end‑to‑end (feature, soglie, confidence, azioni intraprese).
Istituire AI incident response: criteri per disattivare automazioni, gestione di falsi positivi/negativi, escalation quando le spiegazioni sono insufficienti.
Definire requisiti di XAI nel procurement; richiedere report di robustezza e possibilità di audit.
Formare i team su confidence score, drift del modello e limiti del dominio.

Prospettive e ricerca

Modelli intrinsecamente interpretabili (es. Neural Additive Models, Concept Bottleneck Networks) riducono il trade‑off tra performance e trasparenza. L’integrazione con knowledge graph collega decisioni a ontologie di minacce e vulnerabilità. L’AI che spiega l’AI (contro‑fattuali, generazione in linguaggio naturale) democratizza la comprensione. All’orizzonte, l’AI quantistica porrà nuove sfide alla spiegabilità, spingendo verso framework adattati a paradigmi non classici.

Conclusioni

La XAI non è un vezzo, ma un requisito operativo, normativo e competitivo. Inserire la spiegabilità nel ciclo di vita dell’AI — dati, modello, deployment e monitoraggio — costruisce fiducia giustificata, accelera la risposta agli incidenti e abilita una conformità sostenibile. In un’Europa sempre più attenta a trasparenza e accountability, investire in XAI significa dimostrare non solo che i sistemi funzionano, ma anche come e perché lo fanno.

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