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Economia circolare, l’automotive accelera con AI e standard

CIRC-UITS, progetto sostenuto da Horizon Europe e coordinato dal Politecnico di Milano, porta automazione, AI e nuovi standard nel riciclo e nella riparabilità dei componenti.

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Dalla progettazione al fine vita: il cambio di passo

L’industria dell’auto e dell’elettronica sta abbandonando la linearità produzione-consumo-smaltimento per abbracciare una logica di economia circolare che comincia già dal banco di progettazione. Il focus si sposta su eco-design, LCA e gestione dei RAEE, con l’obiettivo di allungare la vita utile dei prodotti, semplificarne lo smontaggio e aumentare le opportunità di riuso e rigenerazione.
In questo scenario si inserisce CIRC-UITS, iniziativa sostenuta da Horizon Europe e coordinata dal DIG – Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, che dimostra come la circolarità non sia solo conformità normativa o reputazione, ma una leva concreta di competitività. Le aziende che ripensano il design per il recupero dei materiali e per la riparabilità riducono i costi di smaltimento, aprono nuove vie di ricavo e rafforzano la resilienza delle filiere in un contesto regolatorio in evoluzione.
La strategia è chiara: integrare automazione, intelligenza artificiale e strumenti digitali nei processi decisionali e operativi, anticipando obblighi sulla riparabilità e mitigando la dipendenza da materie prime critiche. Il risultato è un percorso industriale più efficiente, tracciabile e capace di valorizzare il fine vita come nuovo inizio di catene di valore circolari.

CIRC-UITS, quattro pilot che riscrivono il ciclo dei componenti

Il cuore del progetto si è tradotto in quattro sperimentazioni su tasselli chiave dell’elettronica per l’automotive e l’industria, dal redesign alla separazione e al recupero dei materiali. I pilot hanno riguardato:

  • Le ECU automobilistiche (centraline elettroniche).
  • I sensori TPMS per il monitoraggio degli pneumatici.
  • I sistemi IME (In-Mold Electronics) nei dispositivi consumer.
  • Le PCB estratte da elettrodomestici a fine vita.

Le prove hanno mostrato come il redesign pensato per lo smontaggio e la riparabilità consenta di rendere replicabili, e quindi scalabili, processi oggi spesso artigianali. L’introduzione di robot collaborativi ha abilitato la rimozione selettiva dei chip dalle centraline in modo più sicuro ed efficiente rispetto agli approcci manuali, mentre software di visione artificiale e machine learning hanno reso possibile il riconoscimento automatico di micro-componenti anche su elettronica flessibile. Questo upgrade tecnologico riduce gli errori, accorcia i tempi di intervento e innalza la qualità delle operazioni di rigenerazione, con impatti diretti sulla redditività del post-vendita e benefici che si estendono fino alla manutenzione predittiva.
La lezione che arriva dai pilot è duplice. Da un lato, il design for circularity apre nuovi margini economici valorizzando il residuo tecnologico e i materiali secondari. Dall’altro, l’automazione intelligente permette di trasformare attività a bassa produttività in processi industriali, affidabili e tracciabili, pronti per essere trasferiti ad altre filiere dell’elettronica.

Toolkit digitali, nuovi standard e modelli di business

A supporto delle attività fisiche, CIRC-UITS ha sviluppato un ecosistema digitale che integra strumenti di progettazione e di operations orientati alla circolarità. L’Electronics Circularity Toolbox mette a disposizione realtà aumentata per guidare gli operatori in montaggio e smontaggio, digital twin per simulare scenari lungo l’intero ciclo di vita e software avanzati per l’analisi ambientale ex ante ed ex post. Grazie a questi strumenti, le imprese possono pianificare fin da subito strategie di recupero del valore residuo, ottimizzare la scelta dei materiali pensando all’end-of-life e valutare con metriche oggettive i benefici economici ed ecologici delle opzioni progettuali.
Sul fronte delle regole, il progetto contribuisce alla definizione di nuovi riferimenti come ISO/AWI 24961 sulle terre rare e supporta i lavori europei sulla riparabilità dei prodotti, evidenziando come l’innovazione possa guidare la normazione e non solo subirla. In parallelo, prende forma una costellazione di modelli di business replicabili nei mercati B2B e B2C: dalla servitizzazione alla rigenerazione e al remanufacturing, fino alla gestione condivisa delle risorse lungo tutta la supply chain elettronica. È un cambio di paradigma che valorizza la collaborazione tra industria, ricerca e policy maker, con attenzione a trasparenza, tracciabilità e impatto sociale delle scelte tecnologiche.
Il messaggio per l’automotive è netto. La circolarità non è più un capitolo a margine della sostenibilità, ma un driver di innovazione capace di allineare performance, conformità e crescita. Le aziende che investiranno in dati, automazione e standard aperti saranno quelle che sapranno anticipare le regole, garantire continuità di approvvigionamento e costruire un vantaggio competitivo etico e durevole.

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