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Perché i fringe benefit sono tornati centrali nelle PMI
Per le piccole e medie imprese italiane la employee retention è diventata urgente quanto l’attrazione di nuovi profili. Il perdurante mismatch tra domanda e offerta di competenze rende più arduo coprire i ruoli chiave, mentre i lavoratori valutano l’offerta complessiva dell’azienda, non solo la paga. I numeri lo confermano: una survey YouTrend presentata da A2A rileva che per il 55% delle imprese la ricerca di profili adeguati è il problema principale e che il 32,4% delle PMI fatica a competere in attrattività con le grandi aziende. La Salary Guide 2026 di Hays indica inoltre che oltre quattro professionisti su dieci sarebbero disposti a cambiare per una retribuzione più alta, ma il 56% considera i benefit aziendali tra i fattori determinanti insieme a un clima positivo e a progetti stimolanti.
In questo scenario, i fringe benefit riemergono come strumento di valore: consentono di sostenere il potere d’acquisto e di arricchire il welfare aziendale con interventi mirati. La tecnologia, se adottata con criteri etici e inclusivi, permette di gestire tali soluzioni in modo trasparente, personalizzato e misurabile, rafforzando la relazione tra impresa e persone.
Come funzionano e cosa prevede oggi la normativa
I fringe benefit permettono di riconoscere ai dipendenti beni e servizi con un trattamento fiscale e contributivo agevolato entro i limiti fissati dalla legge. A differenza di un aumento stabile della retribuzione, che incide strutturalmente sul costo del lavoro, offrono alle PMI una flessibilità maggiore e, per i lavoratori, un vantaggio immediato in termini di potere d’acquisto.
Il quadro normativo è oggi più chiaro: la legge di Bilancio ha confermato per il triennio 2025-2027 soglie di esenzione più elevate rispetto al regime ordinario. In particolare:
- 1.000 euro annui per la generalità dei lavoratori;
- 2.000 euro annui per i dipendenti con figli fiscalmente a carico.
Entro questi limiti, i fringe benefit non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente e sono esenti anche dal punto di vista contributivo. Per i datori di lavoro significa valorizzare il pacchetto retributivo senza appesantire la struttura dei costi; per i dipendenti, beneficiare di un supporto concreto alle spese quotidiane.
Dati in crescita e impatto sulla retention
L’Osservatorio Amilon PMI, su un panel di 5 mila aziende che utilizzano la piattaforma GiftCardStore, registra un’accelerazione nell’uso dei fringe benefit: nell’ultimo anno l’importo medio erogato è salito a 170 euro per dipendente, quasi il doppio rispetto ai 90 euro del 2024, e le imprese che hanno introdotto questi strumenti sono aumentate del 25%.
Colpisce la destinazione delle somme, rivolta in gran parte a spese di uso quotidiano, segno di un bisogno reale cui le aziende possono rispondere in modo mirato:
- 26,4% spesa alimentare e grande distribuzione;
- 25,8% carburante e mobilità;
- 16% marketplace online.
Per le PMI l’effetto è duplice: da un lato si sostiene il budget familiare dei lavoratori; dall’altro si rafforza il welfare aziendale con un beneficio percepito e continuativo. Questo contribuisce alla fidelizzazione, soprattutto quando intervenire sulle retribuzioni comporta costi diretti e indiretti più elevati. Non a caso, un benefit calato nella vita di tutti i giorni tende a essere ricordato, apprezzato e associato positivamente al datore di lavoro.
Dalla gestione “semplice” alla migliore esperienza: piattaforme digitali, B2E e card multibrand
Introdurre i fringe benefit è utile, ma la vera svolta arriva quando la gestione non si riduce a un “semplice” adempimento formale. Nelle PMI, dove spesso mancano funzioni HR strutturate, la distribuzione di buoni e voucher può appesantire i processi: verifiche fiscali, coordinamento paghe, selezione dei destinatari, invii, monitoraggi. Qui la digitalizzazione fa la differenza, automatizzando assegnazione, distribuzione e controllo, e garantendo conformità normativa.
Tra gli strumenti disponibili c’è GiftCardStore, piattaforma B2B di Amilon per fringe benefit, buoni acquisto e voucher digitali: accesso immediato senza integrazioni IT, nessuna commissione per l’azienda e un catalogo di oltre 150 brand che copre spesa e GDO, carburante e mobilità, marketplace e-commerce, elettronica e moda. Per chi deve rispettare obblighi di welfare dei CCNL o vuole strutturare un piano su misura, il processo si sintetizza in tre passaggi:
- selezione dei benefit dal catalogo;
- definizione dei destinatari;
- distribuzione digitale diretta ai dipendenti.
Per massimizzare la libertà di scelta esiste l’ideaShopping Fringe Benefit Card, una card multibrand che raccoglie l’intero catalogo GiftCardStore: il dipendente riceve un voucher dell’importo stabilito e decide come spenderlo. La frazionabilità consente di suddividere l’importo su più acquisti e brand, la cumulabilità permette di sommare più card e l’uso su canali fisici e digitali si adatta alle abitudini di ciascuno.
Ancora più rilevante è il modello B2E (Business to Employee), che trasforma la piattaforma in un canale diretto tra azienda e persona: velocità, chiarezza e personalizzazione dell’esperienza di riscossione diventano parte del valore percepito. L’app ideaShopping, disponibile per iOS e Android, completa l’approccio: il lavoratore carica i benefit, li utilizza dallo smartphone in negozio o online e accede a coupon, promozioni e volantini digitali, trasformando il benefit da episodio annuale a supporto quotidiano del potere d’acquisto. In una prospettiva etica, ciò richiede processi trasparenti, tutela dei dati e accessibilità per tutti.
Il risultato per le PMI è concreto: meno oneri operativi, più valore percepito e una retention che cresce perché il benefit è utile, fruibile e memorabile nel tempo.