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All’Auditorium Biagi di Confindustria Emilia Area Centro, ANFIA e Camera di commercio di Torino hanno presentato l’Osservatorio 2025 sulla componentistica automotive: una fotografia che arriva dopo un 2024 che “chiude” la fase espansiva e apre un ciclo più complesso, tra pressioni regolatorie UE e competizione internazionale. Il perimetro analizzato è ampio e va ben oltre il pezzo meccanico: oggi la filiera comprende produttori di componenti e moduli, integratori di sistemi, Engineering & Design, specialisti dell’aftermarket e del motorsport, fino a infomobilità, mobilità elettrica e servizi avanzati.
È un cambio di paradigma profondo: la trasformazione non è più soltanto “motore sì/motore no”, ma sempre più software, connettività e automazione, con una traiettoria in cui l’innovazione digitale e l’AI – adottate con responsabilità ed etica – diventano leve decisive di resilienza.
Una fotografia della filiera che cambia
Nel 2024 la componentistica italiana conta 2.134 imprese, 168.000 addetti (-0,7% sul 2023) e un fatturato automotive di 55,5 miliardi (-6%). Il calo non è uniforme: le flessioni più marcate toccano fornitori di moduli e integratori di sistemi (-8,2%), specialisti (-7,0%) e subfornitori delle lavorazioni (-6,8%). In controtendenza emergono due nicchie che fanno da termometro della resilienza: motorsport (+1,2%) e aftermarket (+0,6%).
Nel focus regionale, l’Emilia-Romagna è il terzo polo nazionale per numerosità: 225 imprese (10,5% del totale) e 3,7 miliardi di fatturato nel 2024 (-4,1%, meglio del -6% Italia). Qui spicca l’occupazione in lieve crescita (+0,7%), sostenuta da motorsport (+6,8% gli addetti) e lavorazioni (+8,1%), che compensano l’arretramento dei subfornitori; sul fronte ricavi si distinguono ancora motorsport (+2,4%) e aftermarket (+0,6%).
- Italia 2024: 2.134 imprese; 168.000 addetti; 55,5 mld € (-6%).
- Emilia-Romagna 2024: 225 imprese; 3,7 mld € (-4,1%); 12.700 addetti; occupazione +0,7%.
- Segmenti in crescita: motorsport (+1,2% fatturato) e aftermarket (+0,6%).
Il nodo dei volumi e il sentiment 2025
La criticità principale resta il crollo dei volumi domestici: la produzione italiana di autoveicoli è scesa nel 2024 a 591.000 unità (-32,3%) e nel 2025 è attesa intorno a 500 mila (-15,5%). Anche il mercato rallenta: 1,79 milioni di immatricolazioni nel 2024 (-0,3%) e una previsione di 1,75 milioni per il 2025 (-2,6%). Una filiera dimensionata su ben altre scale non può reggere a lungo con volumi sotto soglia: diventano quindi cruciali diversificazione, internazionalizzazione e riposizionamento tecnologico.
Il clima 2025 è prudente: solo il 20% delle aziende prevede crescita del fatturato, mentre il 63% attende un calo (saldo -43%). Pesa la contrazione degli ordinativi interni (saldo -46%) e delle vendite estere (saldo -35%). Sul lavoro il saldo è negativo (-39%) e il 53% ipotizza riduzioni di personale; nel primo semestre 2025 il 38% ha attivato ammortizzatori. Anche gli investimenti fissi lordi mostrano un saldo in terreno negativo (-27%).
- Produzione Italia: 591.000 veicoli (2024), 500 mila attesi nel 2025.
- Mercato: 1,79 mln (2024) e 1,75 mln (stima 2025).
- Imprese ottimiste sul fatturato: 20%; in calo: 63% (saldo -43%).
- Occupazione: saldo -39%; 53% prevede tagli; 38% ha usato ammortizzatori H1 2025.
- Investimenti fissi lordi: saldo -27%.
Le priorità per ripartire: tecnologia, energia, competenze
Dal confronto bolognese – che ha coinvolto, tra gli altri, Sonia Bonfiglioli, Valerio Veronesi, Marco Stella, Massimiliano Cipolletta, con interventi di esponenti industriali come Andrea Paciocco (Marelli), Ranieri Niccoli (Automobili Lamborghini) e Francesco Possati (Marposs Group), e conclusioni affidate a Vincenzo Colla – emerge una rotta chiara. Serve neutralità tecnologica nella transizione: le motorizzazioni endotermiche di nuova generazione e l’ibridizzazione possono sostenere la domanda di componenti tradizionali mentre l’elettrificazione procede a una velocità meno lineare del previsto. Occorre inoltre sburocratizzare in UE, premiare i veicoli Made in Europe nella transizione green e ripristinare un level playing field sui fattori di competitività, a partire dai costi dell’energia.
La diversificazione verso aerospace e difesa è una pista concreta, ma richiede tempi, certificazioni e investimenti mirati. In parallelo, la filiera può accelerare sulla dimensione digitale: software-defined vehicle, connettività, analytics e AI per qualità, progettazione, supply chain e manutenzione predittiva. Il tutto con una governance etica dei dati e programmi strutturati di reskilling e upskilling che valorizzino il capitale umano. In sintesi, la ripartenza poggia su tre pilastri che devono muoversi insieme: domanda (anche interna), competitività (energia e regole) e ripOSIZIONAMENTO tecnologico che non lasci indietro persone e competenze.