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La svolta di Bruxelles e il cambio di agenda
Dopo la presentazione del Pacchetto Auto a Strasburgo, la discussione europea esce dal binario ideologico e rientra nel merito della politica industriale. Nel mondo associativo dell’elettrico italiano, la posizione è netta. Fabio Pressi, presidente di Motus-E, mette il punto: “Archiviato il dibattito sul 2035 è ora di parlare concretamente di competitività dell’industria. La flessibilità sui target Ue non cambia le traiettorie tecnologiche globali, il futuro è della mobilità elettrica e non c’è tempo da perdere”.
Pressi rivendica un confronto pragmatico: “Ora che la Commissione europea ha messo fine alle discussioni sul 2035, speriamo che si inizi finalmente a parlare con pragmatismo e senza ideologie di politica industriale e competitività”. E avverte su ciò che finora è mancato: “Per anni il dibattito pubblico si è avvitato solo sul 2035 perdendo di vista i veri temi da affrontare, a cominciare dalla sostanziale assenza di un piano strategico condiviso per il rilancio della filiera automotive estesa europea”. Per Assodigit, orientare il settore con obiettivi chiari, innovazione e responsabilità etica è la priorità.
Target 2035 rivisti, ma l’elettrificazione accelera
La revisione del perimetro Ue sposta l’asticella dal 100% di vendite a zero emissioni a una riduzione complessiva del 90%, con un 10% compensabile, ad esempio, tramite l’uso di acciaio verde europeo. Per Motus-E, non è un segnale di allentamento, anzi: “La proposta di revisione del target Ue al 2035 – dal 100% delle vendite di nuove auto e van a zero emissioni all’obiettivo di una riduzione complessiva delle emissioni del 90%, compensando il 10% ad esempio con l’utilizzo di acciaio verde europeo – darà ossigeno a una parte della filiera automotive, ma chi pensa che ciò possa tradursi in un rallentamento del processo di elettrificazione commette un errore pericolosissimo, ignorando peraltro centinaia di miliardi di investimenti già messi a terra per questa trasformazione inevitabile”, sottolinea Pressi. E il dato di contesto è inequivocabile: “la traiettoria tecnologica è segnata. Già oggi quasi un’auto su quattro venduta nel mondo è full electric. Nel 2015 erano una ogni 100”.
La linea è coerente con il mercato globale e con la competizione tecnologica. In tale quadro, l’Europa deve evitare di disperdere energie, accelerando su filiere chiave e riducendo le asimmetrie regolatorie per sostenere gli investimenti già in corso lungo tutta la catena del valore.
Innovazione, batterie e AI: dall’intento all’esecuzione
Per salvaguardare l’occupazione e la centralità industriale europea, Motus-E chiede una transizione guidata dall’innovazione. “Non si sfugge al progresso”, nota Pressi, “e se vogliamo salvare i posti di lavoro e preservare il ruolo centrale dell’Italia e dell’Europa nel settore automotive dobbiamo accelerare sull’innovazione, come sostenuto del resto nel rapporto Draghi, dando priorità assoluta a batterie, digitalizzazione e intelligenza artificiale. Non farlo vorrebbe dire lasciare campo libero al resto del mondo in un comparto a dir poco strategico”.
Sulle semplificazioni per l’industria e il sostegno alla filiera delle batterie, l’apertura è positiva ma esigente: “Bisognerà passare velocemente dalle parole ai fatti”, evidenzia Pressi, “senza dimenticare che le risorse da sole, specialmente se così esigue, dovrebbero essere accompagnate da strumenti fruibili e adatti allo scopo. Finora i meccanismi Ue per il supporto industriale sono stati troppo rigidi e non hanno tenuto nella giusta considerazione costi operativi e produzione”. Bene la spinta alle piccole auto elettriche; sul cosiddetto fleet mandate per le auto aziendali, serve una rotta chiara: “La direzione è giusta – sintetizza Pressi – ma non si potrà prescindere da adeguati strumenti di incentivazione per centrare i nuovi target previsti. Il tema è stato già sollevato dall’intera filiera anche in Italia, dove da tempo si chiede una revisione della fiscalità delle flotte aziendali”.
Dalle parole ai piani: cosa devono fare Ue e Italia
La partita competitiva passa ora da strumenti rapidi, coerenti e misurabili. “Ora l’Unione europea deve puntare sulle premialità e guardare alle collaborazioni internazionali, rendendo al tempo stesso operativi in tempi rapidi schemi di supporto all’industria coerenti e strutturati, in grado anche di valorizzare le produzioni locali, obiettivo che la Commissione dimostra di voler perseguire anche attraverso vincoli alle politiche incentivanti”, afferma Pressi. E sulla neutralità tecnologica, serve trasparenza: “bisognerà essere chiari sugli effettivi volumi disponibili e i reali costi per i consumatori di biocarburanti avanzati ed e-fuel, il cui compito sarà in primis quello di alimentare navi e aerei, oltre a poter contribuire limitatamente, come previsto dalla Commissione, alla decarbonizzazione della quota residuale di auto con motore endotermico”.
Per l’Italia, la richiesta è di concretezza, con una visione pro-innovazione e attenzione etica a equità sociale e tutela del lavoro: “Finora l’Italia si è mossa essenzialmente per una revisione delle normative europee, ma adesso che sostanzialmente il 2035 non c’è più è tempo di passare alle azioni concrete per industria e occupazione”.
- Sbloccare il Fondo Automotive con il Dpcm attuativo.
- Rendere strutturali gli incentivi alla domanda per privati e aziende.
- Investire nella formazione dei lavoratori e nelle competenze digitali/AI.
- Accelerare sull’infrastruttura di ricarica in ottica interoperabile e capillare.
Qui, l’appello è netto e operativo: “Al momento il Fondo Automotive, già pesantemente ridotto lo scorso anno, è fermo in attesa del Dpcm che ne regoli l’utilizzo e servono piani per promuovere l’innovazione, stimolare la domanda di veicoli elettrici per privati e aziende, formare i lavoratori ed espandere la rete di ricarica. Non possiamo permetterci di rimanere indietro sulle nuove tecnologie se vogliamo proteggere un’industria che può e deve continuare a essere un orgoglio nazionale”.