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ForumAutoMotive 2026, l’automotive europeo chiede una rotta chiara

A #FORUMAutoMotive 2026 la filiera europea chiede una rotta chiara: dati, competitività e AI al centro, con richieste su CO₂, fiscalità e antitrust. “Non c’è più tempo”.

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Milano chiama l’Europa: allarme e proposte dal #FORUMAutoMotive

A Milano, l’edizione 2026 di #FORUMAutoMotive — il movimento di opinione fondato dal giornalista Pierluigi Bonora — ha raccolto la filiera in uno dei passaggi più delicati per l’auto europea. Sotto il titolo programmatico “Automotive 2026, la svolta è adesso. Non c’è più tempo!”, il confronto ha registrato un punto fermo: la transizione regolata dall’UE sta spingendo il settore in una zona di turbolenza, mentre i costruttori cinesi accelerano il proprio vantaggio competitivo.
Le analisi d’apertura, curate da AlixPartners, Bain & Company e Dataforce, hanno descritto un mercato con volumi fermi, redditività compressa e domanda incerta; soprattutto, con un impianto normativo definito da molti “ideologico”. Dario Duse (AlixPartners) ha parlato di transizione “più voluta che realizzata”, evidenziando cicli di prodotto sempre più brevi e un consumatore spesso ignorato. Salvatore Saladino (Dataforce) ha rimarcato la sproporzione tra costi e benefici climatici, ricordando che l’auto europea pesa per appena l’1% delle emissioni globali. Dal fronte Bain, Gianluca Di Loreto ha collegato l’avanzata della Cina alla sovraccapacità interna, oggi riversata sull’Europa, in un contesto aggravato dal crollo di segmenti cruciali come l’A-segment.

Crescita cinese e nodo occupazione: i numeri che pesano

I dati del Global Automotive Outlook presentati da Emanuele Cordone (AlixPartners) fotografano l’inerzia del sorpasso: entro il 2030 i brand cinesi potrebbero attestarsi fino al 13% del mercato europeo, contro il 9% attuale. In Italia la progressione è già visibile, spinta da BYD, Chery e Leapmotor. Allo stesso tempo, cresce in Europa la localizzazione produttiva di operatori cinesi, con riflessi diretti sull’occupazione e sull’assetto competitivo delle catene del valore. Una dinamica che allarma sindacati e associazioni: per Ferdinando Uliano (FIM-CISL) il sistema produttivo europeo “è a un punto di non ritorno”.
ANFIA, UNRAE e Confcommercio Mobilità chiedono una revisione pragmatica di regole su CO₂, fiscalità e antitrust, per restituire al settore prevedibilità e capacità d’investimento, mentre gli operatori della distribuzione invocano policy in grado di sostenere la domanda senza sacrificare la competitività industriale.

Tecnologia, AI e design: innovare senza perdere identità

Nel cuore del dibattito si sono imposte le frontiere tecnologiche. Stellantis, Bosch e A2A E-Mobility hanno evidenziato il ruolo chiave dell’intelligenza artificiale, dell’integrazione tra sistemi digitali e della solidità delle infrastrutture energetiche come prerequisiti per un ecosistema sostenibile. Sul design, le voci di Roberto Giolito, Fabrizio Giugiaro, Fausto Capelli e Chris Bangle hanno richiamato il rischio di omologazione stilistica, tra vincoli normativi, tecnologie pervasive e marketing: l’auto “che parla di narrativa, non di storia” può perdere identità e rapporto emotivo con le persone.
Per la community di Assodigit, la traiettoria resta chiara: AI, software-defined vehicle e servizi connessi sono leve decisive per sicurezza, efficienza e personalizzazione. Ma la loro adozione deve poggiare su standard aperti, trasparenza algoritmica e governo etico dei dati, così da tradurre l’innovazione in valore industriale e sociale, senza comprimere creatività e differenziazione del prodotto.

Filiera e istituzioni: “Serve un cambio di rotta immediato”

Nel finale, il confronto si è spostato sul perimetro politico-industriale. Rappresentanti delle istituzioni, eurodeputati e associazioni — da ACI a Federmotorizzazione, da Federauto a Motus-E — hanno ribadito la necessità di difendere capacità produttiva, neutralità tecnologica e sicurezza energetica. Per molti, il Green Deal va rimodulato per evitare effetti distorsivi: “Il settore auto non avrà futuro in Europa se non cambiamo rotta”, ha ammonito Marco Bonometti (OMR), mentre l’idea di una “marcia ordinata su Bruxelles” è rimbalzata tra i relatori come proposta concreta di advocacy.
In questo clima, il riconoscimento al merito resta un segno di fiducia: Pierluigi Bonora ha assegnato il “Premio speciale #FORUMAutoMotive 2026” a Maria Conti, Chief Communication di Ferrari, per una carriera contraddistinta da visione strategica e dialogo costante con i media. Un messaggio chiaro: l’Europa può tornare protagonista se unisce politiche intelligenti, innovazione responsabile e una filiera compatta nel chiedere regole efficaci e tempi certi.

  • Revisione pragmatica delle norme su CO₂.
  • Interventi fiscali a sostegno di domanda e investimenti.
  • Antitrust allineato alle dinamiche globali.
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