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Adas in crescita, ma con prezzi in aumento
Gli ADAS, i sistemi di assistenza alla guida che migliorano sicurezza e comfort, sono diventati lo standard dell’auto moderna e in Europa diversi sono già obbligatori. Ma la loro diffusione ha un rovescio della medaglia: costeranno sempre di più, con rincari che finiranno sui preventivi delle nuove immatricolazioni. Un segnale chiaro arriva dalla Cina. BYD è il primo costruttore ad ammettere esplicitamente l’aumento dei listini per l’elettronica di bordo: dal 1° maggio 2026 il pacchetto God’s Eye B (ADAS avanzati con LiDAR e DiPilot 300) sale del 21%, passando da 9.900 a 12.000 yuan, pari a circa 1.200-1.500 euro. La motivazione ufficiale è l’aumento dei costi globali dell’hardware.
È un indizio eloquente di una dinamica che interessa ormai l’intero settore.
DRAM contese tra auto e data center AI
Il cuore del problema sono le DRAM, le memorie che alimentano ADAS, cruscotti digitali e infotainment. La domanda esplosiva di chip per i data center dedicati all’intelligenza artificiale sta drenando capacità produttiva a scapito dell’automotive. I tre grandi fornitori – Samsung, SK Hynix e Micron – controllano l’88% della DRAM destinata alle auto e, come prevedibile, privilegiano i clienti che garantiscono margini più alti: le big tech. Il risultato è un collo di bottiglia che si riflette in tempi e prezzi. SK Hynix ha già dichiarato esaurita l’intera produzione per il 2026, con tempi di consegna per nuovi ordini che superano le 58 settimane. Secondo S&P Global, i prezzi della DRAM per il settore auto potrebbero salire tra il 70% e il 100% nel 2026 rispetto al 2025.
A differenza della crisi dei chip esplosa nel post-pandemia, dominata da fattori logistici e oscillazioni di domanda, questa tensione appare più strutturale: le fonderie spostano capacità verso applicazioni AI perché più redditizie, e lo fanno in modo intenzionale.
Transizione obbligata e mosse per ridurre l’impatto
All’orizzonte emerge un’ulteriore criticità: dal 2028 la produzione delle generazioni più datate di memoria – DDR4 e LPDDR4 – inizierà a ridursi gradualmente, mentre la maggior parte dei progetti auto pianificati per quella data si basa ancora su queste tecnologie. Tradotto: molti costruttori dovranno ripensare in corsa le architetture elettroniche, con investimenti extra nello sviluppo e nella convalida dei sistemi. È un passaggio delicato, ma anche una spinta a innovare: migrare verso piattaforme più efficienti, scalabili e sicure può portare benefici sul ciclo di vita del prodotto e aprire la strada a funzioni ADAS più avanzate.
Per limitare l’impatto su prezzi e tempi, l’ecosistema auto può agire su alcune leve pragmatiche, nel rispetto di obiettivi etici e di sicurezza:
- Pianificazione a lungo raggio: accordi pluriennali di fornitura e pre-allocazione delle memorie critiche.
- Architetture aggiornabili: piattaforme elettroniche pensate per transizioni rapide tra generazioni di DRAM, preservando la compatibilità.
- Efficienza del software: ottimizzazione dei carichi ADAS per ridurre la pressione sulle risorse di memoria.
- Collaborazione con i chipmaker: roadmap condivise per allineare requisiti automotive e scalabilità dei data center AI.
La sfida non è fermare l’AI, che resta un potente acceleratore di progresso anche per la sicurezza stradale, ma garantirne un’evoluzione responsabile e sostenibile: accesso equo alle risorse critiche, trasparenza lungo la filiera e tutela del consumatore. Se il settore saprà orchestrare questa transizione, i rincari odierni potranno trasformarsi nel volano di una nuova generazione di veicoli più intelligenti, affidabili e realmente a misura d’utente.