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Auto e intelligenza artificiale: l’Italia accelera tra fiducia, numeri e sfide etiche

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano l’automotive è secondo al mondo per maturità AI. Tra guida autonoma, flotte “intelligenti” e AI Act, l’Italia accelera con benefici misurabili entro il 2050.

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L’auto è già AI: la fotografia dell’Osservatorio

L’automotive è tra i campioni globali dell’innovazione: secondo i dati dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, in collaborazione con Ipsos Doxa e presentati a Roma all’evento “AI: innovazione al servizio della sicurezza e mobilità accessibile” promosso da Best Mobility, il settore occupa oggi il secondo posto mondiale per maturità nell’adozione dell’intelligenza artificiale, superando aerospace & difesa e life sciences. Solo il comparto tech fa meglio. Un primato che racconta come l’AI non sia più un esperimento, ma una leva strutturale lungo l’intera catena del valore: dalla ricerca alla produzione, dalla vendita all’utilizzo su strada, fino al post-vendita.
Di seguito, le aree in cui l’AI sta già cambiando processi, prodotti ed esperienza a bordo.

  • R&S e progettazione: simulazioni virtuali, generative design, ottimizzazione aerodinamica.
  • Produzione e qualità: computer vision, manutenzione predittiva, robot collaborativi.
  • Vendita e configurazione: configuratori intelligenti, pricing dinamico, CRM predittivo.
  • Utilizzo del veicolo: ADAS, guida autonoma, assistenti vocali, connettività V2X.
  • Post-vendita e fleet management: diagnostica remota, manutenzione predittiva, ottimizzazione dei percorsi.

Cosa vogliono (e temono) gli italiani

La fiducia cresce: il 52% dei consumatori italiani ha oggi una percezione positiva dell’AI applicata ai veicoli. I benefici riconosciuti riguardano sicurezza, efficienza e continuità di servizio; restano, però, timori concreti su affidabilità e cybersicurezza. In un quadro in evoluzione, trasparenza, affidabilità dimostrata e una comunicazione chiara sono essenziali per consolidare il consenso, con un’attenzione costante agli aspetti etici e alla tutela dell’utente.

Benefici più rilevanti

  • Maggiore sicurezza e prevenzione incidenti: 38%.
  • Ottimizzazione dei consumi energetici: 34%.
  • Manutenzione predittiva: 33%.

Principali criticità percepite

  • Rischio di malfunzionamenti software: 35%.
  • Perdita di controllo del veicolo: 33%.
  • Vulnerabilità ai cyberattacchi: 30%.

Guida autonoma, impatto misurabile per città e sicurezza

Il capitolo più dirompente è la guida autonoma. Secondo l’Osservatorio, entro il 2050 i benefici potenziali in Italia arrivano fino a 6,1 miliardi di euro, toccando sicurezza, traffico e ambiente. Non è solo tecnologia: è un possibile strumento di politica pubblica capace di incidere su sanità, qualità dell’aria e assetti urbani. E il Paese appare pronto: il 54% degli italiani si dichiara disposto a utilizzare veicoli a guida autonoma, in particolare nei tragitti ripetitivi casa-lavoro e nella mobilità urbana congestionata, dove il valore è immediatamente tangibile. Riducendo il fattore umano alla guida, sottolinea l’analisi, i sistemi autonomi possono abbattere feriti, emissioni e costi sociali, trasformando l’autonomia da optional di lusso a infrastruttura per la sicurezza collettiva.

  • Sicurezza stradale: fino al -90% di feriti sulle strade.
  • Congestione urbana: fino a 900 mila auto in meno nelle città.
  • Ambiente: -41.000 tonnellate annue di emissioni inquinanti.

Flotte e regolazione: efficienza dati-driven e regole chiare

Nel presente, l’AI sta già rivoluzionando il fleet management: l’analisi in tempo reale di telemetria, consumi, stili di guida e stato del mezzo rende la gestione non più reattiva ma predittiva e proattiva. Le flotte diventano sempre più “intelligenti”, con ecosistemi digitali in grado di apprendere e suggerire interventi prima che emergano problemi, migliorando costi operativi ed esperienza dei dipendenti.
Il nodo regolatorio resta cruciale: l’AI Act europeo introduce standard su sicurezza, trasparenza e responsabilità, ma – come avverte il presidente UNRAE Roberto Pietrantonio – serve evitare eccessi che rallentino l’innovazione o spingano lo sviluppo fuori dall’Europa, in un contesto competitivo con Asia e Stati Uniti più flessibili. La rotta per l’industria è chiara: innovazione responsabile, tutela del cittadino e competitività devono avanzare insieme, con regole giuste applicate a tecnologie sviluppate in Europa e per l’Europa.

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