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Competenze e dati: la vera corsa della nuova mobilità

Il mercato automotive italiano cresce del 16% a fine 2024, ma il 75% delle aziende fatica a trovare competenze in IA, elettrificazione e dati. La sicurezza diventa predittiva.

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Il mercato corre, le competenze rincorrono

Il mercato italiano dell’automotive e della mobilità continua ad accelerare: a fine 2024 segna una crescita del 16% e raggiunge un valore complessivo di 3,36 miliardi di euro. Un risultato che conferma la spinta dell’innovazione, ma anche un paradosso ormai evidente: il ritmo della trasformazione tecnologica non coincide con la disponibilità di competenze adeguate. Secondo una recente analisi, il 75% delle aziende fatica a reperire profili specializzati in elettrificazione, intelligenza artificiale, guida autonoma e sostenibilità. In parallelo, una posizione su quattro nei domini IT e data management rimane scoperta, a testimonianza di un divario professionale che rischia di rallentare la crescita.

La sfida non è più immaginare la mobilità del futuro, ma costruire le capacità per renderla concreta. L’industria sta passando da un modello centrato sul veicolo a un ecosistema integrato della mobilità, dove software, dati e servizi connessi sono decisivi quanto l’eccellenza meccanica. Servono percorsi formativi ibridi, trasversali e orientati all’applicazione, capaci di unire ingegneria, scienze dei dati, design dell’esperienza e competenze di business.
La buona notizia è che la domanda c’è ed è crescente; ora va allineata all’offerta, con una regia condivisa tra imprese, mondo accademico e istituzioni.

Dalla sicurezza passiva a quella predittiva

La trasformazione digitale sta ridefinendo il concetto stesso di sicurezza. I sistemi di assistenza alla guida hanno già dimostrato un impatto tangibile: l’integrazione di tecnologie ADAS ha contribuito a ridurre la gravità degli incidenti del 13%. Ma il salto di qualità arriva con l’analisi dei dati in tempo reale: veicoli e smartphone generano flussi continui di informazioni sulle abitudini di guida, sul contesto e sulle condizioni della strada. L’intelligenza artificiale permette così di anticipare il rischio e intervenire prima che l’evento si verifichi.

Stanno emergendo soluzioni che accompagnano l’utente lungo tutto il ciclo assicurativo e di utilizzo: dalle formule di prova prima di acquistare, che consentono di valutare il profilo di rischio prima della polizza, ai servizi di coaching digitale che offrono feedback personalizzati e incentivi per adottare comportamenti più sicuri. Questo approccio è particolarmente efficace con i conducenti più giovani, dove prevenzione ed educazione sono cruciali.
La prospettiva è un ecosistema interconnesso – veicolo, assicurazione, infrastrutture – in cui il dato diventa l’abilitatore di una mobilità più sicura, sostenibile e inclusiva, in linea con principi etici di privacy-by-design, trasparenza algoritmica e tutela degli utenti.

Profili richiesti e formazione: il nuovo cantiere

L’innovazione apre opportunità occupazionali di qualità, ma richiede competenze nuove e aggiornate. I profili più ricercati includono specialisti del dato e del software, esperti di IA e sicurezza informatica, oltre a figure ibride capaci di trasformare i dati in valore di servizio.

  • Competenze tecniche: data scientist, ingegneri del software, esperti di intelligenza artificiale, cloud e cybersecurity.
  • Profili ibridi: product manager, specialisti di mobilità intelligente, esperti di customer experience e analisi del comportamento alla guida.

Di fronte alla scarsità di candidati pronti all’uso, molte realtà stanno adottando strategie make, ovvero programmi di formazione interna per colmare il mismatch tra domanda e offerta. In alcuni casi sono state pianificate oltre 20 assunzioni strategiche nel biennio 2025-2026 su aree come IA & analytics e sviluppo software, affiancate da percorsi che combinano academy mirate e training on the job.
Questo modello, se esteso lungo la filiera, può accelerare la disponibilità di competenze applicative senza sacrificare qualità e rigore, e soprattutto può favorire l’inclusione di talenti provenienti da background differenti, riducendo le barriere d’ingresso.

Un patto per l’innovazione responsabile

Per sostenere la traiettoria di crescita del settore serve un impegno comune. Un “patto” tra industria, università e istituzioni può mappare le nuove professioni, allineare i curricula ai bisogni reali e costruire passerelle efficaci tra studio e lavoro. L’obiettivo è duplice: accelerare l’adozione delle tecnologie intelligenti e garantire che l’innovazione sia governata con responsabilità.

  • Allineare fabbisogni e formazione: percorsi ibridi, certificazioni modulari e laboratori su casi d’uso reali.
  • Potenziare le competenze etiche: privacy, sicurezza dei dati, explainability e audit dei modelli IA.
  • Promuovere l’open innovation: piattaforme di test, partnership pubblico-private e standard interoperabili.
  • Sostenere l’occupabilità: stage, apprendistati di alta formazione e upskilling continuo per i lavoratori.

La mobilità che arriva sarà sempre più connessa, predittiva e data-driven. Perché questo cambiamento sia un vantaggio competitivo per l’Italia occorre puntare con decisione su competenze, collaborazione e un’innovazione che metta al centro la persona. È qui che si gioca la vera corsa: formare i talenti del domani e trasformare i dati in servizi utili, sicuri e inclusivi.

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