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L’Italia che assume: competenze tecniche in testa

Excelsior nel 2025 ha stimato 5,8 milioni di ingressi: trainano i profili tecnico-professionali e Its, con servizi in testa e industria in lieve calo. Per gli HR priorità a upskilling e AI etica.

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L’Italia che assume: competenze tecniche in testa

Il 2025 si apre con un mercato del lavoro dinamico e selettivo. Secondo il Sistema Excelsior (“Il lavoro dopo gli studi”), le imprese italiane prevedono 5.807.300 ingressi, in crescita rispetto all’anno precedente. A trainare sono i profili tecnico-professionali e i diplomati Its Academy, mentre i servizi allargano il perimetro delle assunzioni e l’industria mostra una lieve contrazione. Per le funzioni HR la rotta è chiara: accelerare su upskilling e reskilling e integrare strumenti di AI etica nella gestione delle persone.

Volumi e titoli di studio: chi entra davvero nel 2025

La domanda si concentra su profili con qualifica o diploma professionale, seguiti dai candidati con obbligo di istruzione assolto e dai diplomati quinquennali. I laureati coprono poco più di un decimo del fabbisogno totale, mentre i diplomati Its Academy registrano un incremento sensibile, segnale della crescente fame d’impresa per competenze applicate e cantierabili in tempi rapidi.

Nel complesso, l’ampliamento delle assunzioni ha spinto soprattutto le figure con ruoli esecutivi e titoli inferiori. Tuttavia, in valori assoluti si conferma la richiesta di profili tecnici e specializzati, essenziali per presidiare produzione, manutenzione avanzata, supply chain, ICT, energia e transizione verde.

Il paradosso dei diplomati: meno contratti, mercato più esigente

In controtendenza rispetto al quadro in crescita, i diplomati di scuola superiore vedono una diminuzione significativa: circa 200.000 contratti in meno rispetto all’anno precedente. È un segnale netto: il mercato premia la specializzazione “operativa” (Its e qualifiche tecnico-professionali) e i percorsi strettamente orientati all’occupazione. Per i diplomati quinquennali non specializzati diventa cruciale integrare competenze tecniche mirate o certificazioni brevi per non restare schiacciati tra profili esecutivi e profili specialistici.

Servizi in spinta, industria in lieve rallentamento

I servizi guidano la crescita, grazie alla domanda di addetti qualificati in logistica, turismo evoluto, sanità e assistenza, digitale e professioni commerciali. L’industria mostra una flessione leggera, coerente con cicli produttivi più prudenti e con la necessità di aggiornare impianti e processi. Anche qui, però, resiste la fame di tecnici: manutentori 4.0, operatori di linea specializzati, disegnatori e tecnici di processo restano tra i profili più ricercati.

Agenda HR: competenze, velocità e AI responsabile

Le priorità per le risorse umane si possono riassumere in tre mosse:

1) Upskilling e reskilling mirati. Programmi modulari, rapidi, in collaborazione con Its Academy e provider certificati, per colmare il mismatch tra ruoli vacanti e candidati disponibili. Focus su manutenzione avanzata, cybersecurity, data analytics applicata, energie rinnovabili, vendite omnicanale.

2) Selezione data-driven con AI etica. L’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale va governata con trasparenza, spiegabilità e non discriminazione. Screening, matching delle competenze e percorsi di onboarding possono guadagnare efficienza senza sacrificare l’equità.

3) Filiera formativa integrata. Orientamento precoce, stage di qualità, apprendistato e micro-credential per trasformare il titolo di studio in occupabilità reale. Partnership stabili con scuole, Its e università per aggiornare continuamente i curricoli.

Come orientarsi: titoli, competenze e scelte strategiche

Per i giovani e i lavoratori in transizione la bussola è chiara: puntare su competenze tecniche spendibili e su soft skill che abilitano la performance (problem solving, sicurezza e qualità, lavoro in team, comunicazione digitale). Gli Its Academy emergono come canale privilegiato verso l’occupazione qualificata; i laureati restano decisivi nei ruoli specialistici, ma traggono vantaggio da certificazioni operative; i diplomati quinquennali possono rafforzare il profilo con tirocini, patentini e corsi brevi ad alta intensità tecnica.

Guardando al 2026: continuità e fine-tuning

I numeri del 2025 disegnano una traiettoria destinata a proseguire nel 2026. È plausibile che la domanda continui a privilegiare profili tecnico-professionali e Its Academy, con i servizi ancora protagonisti e un’industria in cerca di efficienza e skill aggiornate. Il focus HR resterà su upskilling rapido e AI responsabile, con più investimenti in analisi predittiva della forza lavoro e mappatura delle skill. Per i diplomati tradizionali la chiave sarà un riposizionamento verso specializzazioni brevi e certificabili. In sintesi: il 2026 non cambierà direzione, ma richiederà di affinarla, accorciando i tempi tra formazione e impiego e premiando chi saprà trasformare i titoli in competenze immediatamente produttive.

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