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Il passaggio al MEF apre la fase operativa
Il 7 gennaio 2026 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha comunicato di aver trasmesso al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), su indicazione del Ministro Adolfo Urso, il decreto interministeriale che definisce le modalità attuative del Nuovo Piano Transizione 5.0, al fine di acquisire il concerto del MEF. La misura, prevista dalla Legge di Bilancio 2026, si configura come uno snodo della politica industriale nazionale e accompagna le imprese nella doppia transizione digitale e sostenibile. Il Piano incentiva investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati e ad elevata efficienza energetica, attivando il meccanismo dell’iperammortamento per favorire l’evoluzione dei processi e la riduzione dell’impatto ambientale. In questa cornice, l’invio del decreto segna il passaggio dalla fase degli annunci a quella dell’attuazione, con un indirizzo chiaro sul tipo di innovazione attesa: tecnologie che coniughino produttività, qualità e risparmio energetico, con ricadute concrete sulla modernizzazione dei sistemi produttivi.
Un elemento chiave, più volte richiamato, è l’orizzonte temporale triennale, che offre alle aziende un quadro stabile per pianificare con metodo acquisti, tempi di messa in esercizio e integrazione nei processi. La prevedibilità temporale consente di disegnare roadmap tecnologiche credibili, sincronizzare forniture e collaudi, strutturare portafogli progetto e valutare i ritorni con maggiore accuratezza. L’obiettivo è rafforzare la competitività del tessuto produttivo italiano, valorizzando un approccio di medio periodo capace di innescare un effetto leva sugli investimenti privati e di sostenere crescita, modernizzazione e sostenibilità.
Programmazione triennale e iperammortamento: come orientarsi
Per i commercialisti e i consulenti d’impresa, il passaggio del decreto al MEF è il segnale per avviare in modo strutturato la programmazione degli investimenti. L’orizzonte triennale permette di costruire una pipeline realistica tra fabbisogni digitali, soluzioni connesse e tecnologie ad alta efficienza, coordinando budget, tempi di consegna e messa in funzione. Il perno resta l’iperammortamento, che rende più conveniente l’acquisto di beni strumentali innovativi e la loro interconnessione ai processi, ma richiede fin da subito criteri chiari di tracciabilità, documentazione tecnica e verifiche sull’efficienza energetica dichiarata. In questa fase preparatoria, è prudente impostare matrici decisionali che colleghino obiettivi di produttività, risparmio energetico e qualità a specifiche tecniche e a milestone di progetto, così da allineare compliance, tempi e risultati attesi.
Gli studi professionali possono guidare le imprese nell’analisi del parco macchine e dei software gestionali, nel disegno delle architetture dati e nella definizione delle metriche per misurare i benefici, predisponendo checklist documentali, percorsi di attestazione e meccanismi di controllo interno coerenti con le modalità attuative che il decreto dettaglierà. È utile strutturare fin da ora un repository documentale ordinato, con evidenze su interconnessione, tracciabilità dei flussi e riduzione dei consumi, e definire regole di governance per gestire aggiornamenti, manutenzione e sicurezza informatica dei sistemi introdotti. Un’impostazione proattiva consente di anticipare le scelte tecnologiche, ottimizzare il cash flow, negoziare con i fornitori condizioni in linea con i tempi di messa in esercizio e presidiare gli adempimenti, riducendo i rischi di non conformità e massimizzando l’impatto dell’incentivo.
AI, sostenibilità e governance: il ruolo del professionista
La spinta della Transizione 5.0 valorizza soluzioni di intelligenza artificiale, automazione avanzata e piattaforme dati a supporto di qualità, sicurezza e risparmio energetico. Per i commercialisti, questo si traduce nell’essere partner strategici delle imprese non solo sul piano fiscale, ma anche su quello organizzativo e tecnologico: selezione dei fornitori, criteri di interoperabilità, gestione delle dipendenze applicative e definizione degli indicatori di performance. La corretta implementazione di sistemi intelligenti richiede processi tracciabili, robuste misure di protezione dei dati e una progettazione orientata alla misurabilità dei risultati, così da ancorare i benefici alla realtà operativa. In questo percorso, l’innovazione va interpretata con un approccio etico: tutela delle informazioni, trasparenza dei processi decisionali automatizzati, inclusività e attenzione agli impatti ambientali e sociali.
Un governo responsabile dei progetti, supportato da procedure di audit, da competenze trasversali e da una cultura della compliance, consente di coniugare benefici economici e sostenibilità, allineando le scelte d’investimento ai driver del Piano e agli obiettivi di lungo periodo. L’adozione di linee guida interne su qualità dei dati, valutazioni del rischio, formazione del personale e supervisione dei modelli algoritmici aiuta a garantire che le tecnologie lavorino a favore dell’impresa e della collettività. La cornice delineata dal decreto interministeriale, una volta perfezionato il concerto del MEF, offre al sistema produttivo una strada praticabile per crescere, innovare e modernizzare i processi con strumenti chiari e prevedibili: spetta ai professionisti tradurre questa opportunità in piani operativi, contribuendo a una transizione digitale e sostenibile che sia concreta, misurabile e rispettosa dei principi di responsabilità.