Ascolta l’Audio dell’Articolo
Ascolta il Mini Podcast dell’articolo
La pressione degli attacchi cresce: cosa cambia per gli Studi
Il Rapporto Clusit 2025 fotografa un quadro chiaro: nel 2024 gli attacchi informatici in Italia sono aumentati del 169%. Una crescita che colpisce in modo diretto le realtà più piccole, comprese le attività professionali. Per Commercialisti e Consulenti del lavoro il rischio è doppio: spesso non esistono reparti IT strutturati e, al tempo stesso, si gestiscono dati altamente sensibili su finanze, clienti e proprietà intellettuale. Il risultato è un perimetro esposto, dove l’errore umano resta l’innesco più frequente.
La consapevolezza è la prima difesa. Le tecniche d’attacco che sfruttano l’inganno dominano lo scenario, con il phishing in testa, seguito da malware, vulnerabilità su web application e ransomware. Sempre secondo Clusit 2025, la distribuzione dei casi analizzati evidenzia:
- Phishing: 31%.
- Malware (inclusi virus e trojan): 24%.
- Attacchi alle web application: 13%.
- Ransomware e comportamenti scorretti: 10%.
Nel periodo 2020-2024 gli Studi professionali figurano nelle prime dieci tipologie di vittime, segnale che richiede un cambio di passo: investire in competenze, processi e tecnologie, anche attraverso soluzioni digitali e Intelligenza Artificiale adottate con criteri etici e responsabilità.
Phishing e social engineering: il fattore umano al centro
Le e-mail ben costruite e i raggiri psicologici restano gli strumenti preferiti dei criminali. Il phishing imita comunicazioni di banche, PA o fornitori e spinge a cliccare link falsi o ad aprire allegati malevoli. Un esempio tipico riguarda un messaggio che simula la comunicazione di un ente fiscale, con un link a una pagina molto simile all’originale: inserire le credenziali equivale a consegnarle a chi attacca. Il social engineering lavora sulle emozioni — urgenza, allarme, fretta — e sfrutta telefonate, SMS o chat in cui il truffatore si finge tecnico, cliente o partner per ottenere accessi o informazioni riservate.
Riconoscere i campanelli d’allarme è decisivo. Tra le buone pratiche da adottare subito:
- Verificare la fonte di ogni richiesta anomala prima di rispondere o cliccare.
- Controllare con attenzione gli indirizzi e i domini, anche se la grafica appare autentica.
- Diffidare di richieste di dati sensibili via e-mail: gli enti legittimi non le fanno.
- Formare periodicamente collaboratori e praticanti su test, simulazioni e procedure di segnalazione interna.
Una cultura della sicurezza, supportata da policy chiare e strumenti di verifica, riduce drasticamente la superficie d’attacco. Qui l’AI può aiutare nel rilevamento di pattern sospetti e nel filtraggio intelligente delle comunicazioni, mantenendo sempre la persona al centro delle decisioni critiche.
Ransomware e malware: perché prevenire conviene sempre
Molti attacchi partono da un clic sbagliato e proseguono con l’installazione di malware. Tra questi, il ransomware è tra i più distruttivi: cifra i file di dispositivi e reti, rendendoli inaccessibili fino al pagamento di un riscatto, spesso in criptovalute. I vettori più comuni includono:
- Phishing con allegati o link che scaricano il codice malevolo.
- Download da siti compromessi o da fonti non affidabili.
- Software pirata con componenti nascosti.
- Chiavette USB infette introdotte in modo incauto nelle postazioni.
Pagare non è una soluzione consigliata: non offre garanzie di recupero e incoraggia ulteriori aggressioni. Meglio attivare subito specialisti di sicurezza per valutare le opzioni di ripristino e denuncia, e puntare su misure preventive efficaci. Tra le priorità per gli Studi:
- Backup regolari, testati e conservati offline o in spazi segregati.
- Aggiornamenti tempestivi di sistemi e applicativi, compresi quelli web.
- Autenticazione forte e gestione rigorosa delle password.
- Monitoraggio continuo con alert e piani di risposta agli incidenti.
- Formazione ricorrente su minacce e procedure interne.
Soluzioni con Intelligenza Artificiale possono anticipare le anomalie e velocizzare la risposta, purché adottate con trasparenza, accountability e rispetto della privacy. Integrare tecnologia e prassi organizzative significa proteggere i dati e garantire continuità operativa.
Data breach e fiducia: tutelare il patrimonio informativo
Un data breach si verifica quando dati sensibili vengono sottratti o esposti senza autorizzazione; diverso dal data leak, in cui la diffusione è involontaria, spesso per configurazioni errate. Per i Professionisti, l’impatto è critico: costi legali, sanzioni, blocchi operativi e, soprattutto, perdita di fiducia da parte di clienti e partner. Gli Studi professionali, già tra le prime dieci tipologie di vittime nel quadriennio 2020-2024, devono alzare la soglia di protezione con misure concrete e sostenibili.
Le basi da consolidare includono protocolli di sicurezza aggiornati, controlli sugli accessi, monitoraggio delle reti e formazione continua. In questo percorso, l’AI rappresenta un alleato per prevenzione, rilevamento e risposta, ma va implementata nel pieno rispetto delle norme e dell’etica professionale, a partire dalla tutela dei dati e dalla trasparenza verso i clienti.