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Produzione 2025: i numeri di un anno nerissimo
La fotografia scattata dalla Fim-Cisl è impietosa: nel 2025 in Italia sono usciti dalle linee 379.706 veicoli, in flessione del 20% sul 2024. Nel dettaglio, le autovetture si fermano a 213.706 unità (-24,5%) mentre i mezzi commerciali scendono a 166.000 (-13,5%). In due anni, la produzione si è di fatto dimezzata rispetto al 2023, quando si superavano di poco le 750.000 unità: l’obiettivo del milione annuo indicato dal governo appare oggi distante.
Unico spiraglio del 2025, l’ultimo trimestre, sostenuto dall’avvio della Fiat 500 ibrida a Mirafiori e della Jeep Compass a Melfi: senza questi contributi, sottolinea il sindacato, il bilancio sarebbe stato peggiore. Nello stesso periodo, anche i veicoli commerciali hanno recuperato 10 punti percentuali.
Stabilimenti: chi arretra e chi riparte
Nel confronto per sito produttivo, il segno più è solo a Mirafiori; altrove prevale la frenata a doppia cifra. Ecco il quadro sintetico, con i principali elementi industriali e occupazionali:
- Mirafiori: 30.202 unità (+16,5%). Delle oltre 30.000 vetture, 140 sono Maserati GranTurismo/GranCabrio prodotte prima del ritorno a Modena. La 500 ibrida, in poco più di un mese, ha raggiunto 4.580 esemplari, in linea con i piani e sufficiente a invertire il trend negativo fino al terzo trimestre. Stellantis ha annunciato 400 assunzioni a febbraio e un secondo turno da marzo, con obiettivo 100.000 vetture nel 2026. In arrivo una nuova 500 elettrica con batterie Stellantis nel 2027 e la nuova generazione della 500e nel 2030. È attivo un contratto di solidarietà fino al 31 gennaio 2026, al 40% per circa 1.000 addetti della 500 elettrica.
- Modena: 200 unità (-23,1%). Nell’ultimo trimestre è ripreso l’assemblaggio delle Maserati GranTurismo/GranCabrio. Stellantis avvia il “Progetto Alta gamma” per consolidare il sito come polo artigianale-tecnologico del lusso.
- Cassino: 19.364 unità (-27,9%), minimo storico. Prodotte 14.378 tra Alfa Romeo Giulia e Stelvio, e poco meno di 5.000 Maserati Grecale (la Folgore è poco sopra il 4%). Registrate 105 giornate di fermo e circa 600 lavoratori in Contratto di Solidarietà. In arrivo la piattaforma STLA Large per le future Stelvio e Giulia, anche ibride, ma senza una data di avvio definita.
- Pomigliano: 131.180 unità (-21,9%). La Fiat Panda/Pandina totalizza 112.690 vetture (-14%) e pesa per il 53% sulla produzione nazionale di auto. Alfa Romeo Tonale a 17.200 unità (-32%), Dodge Hornet a 1.360. Ammortizzatori sociali: 91 giorni su linea Tonale/Hornet e 57 su Panda. La Pandina è confermata fino al 2030 con nuova versione.
- Melfi: 32.760 unità (-47,2%). L’avvio della Jeep Compass nell’ultimo trimestre riaccende i volumi e sarà il pilastro del 2026. Nel 2025 i modelli usciti di scena (Compass precedente, Renegade, 500X) sommano 28.125 unità; i nuovi DS N°8 e Compass raggiungono 4.635 esemplari. Registrati 98 giorni di fermo collettivo per 264 turni persi. Dal 2021, 2.510 uscite volontarie incentivanti portano gli occupati a 4.530.
- Atessa: 166.000 unità (-13,5%). In produzione Fiat Ducato, Peugeot Boxer, Citroën Jumper, Opel/Vauxhall Movano, Toyota Proace Max. Media giornaliera di circa 700 addetti con ammortizzatori sociali; Contratto di Solidarietà prorogato a luglio 2026. Segnali di ripresa sui cabinati che potrebbero riaprire parzialmente il terzo turno, fino a circa 180 veicoli/giorno.
Perché il 2026 può segnare una svolta
La Fim-Cisl prevede per il 2026 un livello produttivo superiore al 2024, spinto dal primo anno pieno di Fiat 500 ibrida, Jeep Compass e DS N°8, cui si affiancheranno DS N°7 e Lancia Gamma. Questi volumi dovranno compensare l’uscita di Jeep Renegade e Fiat 500X (poco più di 15.000 vetture nel 2025).
La tenuta di Pomigliano e soprattutto di Cassino sarà decisiva per avvicinare il 2023: il sito laziale resta in affanno a causa del rinvio delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia, inizialmente attese nel 2025 e slittate di almeno due anni. In prospettiva, l’adozione di tecnologie come la piattaforma STLA Large e la progressiva integrazione di batterie sviluppate in casa per i futuri modelli a Mirafiori confermano che l’innovazione può essere la leva per tornare a crescere, a patto di una transizione sostenibile anche sul piano sociale e di investimenti in competenze e processi. Per l’Italia dell’auto, digitalizzazione, elettrificazione e — sempre con attenzione etica — le applicazioni di AI nei siti produttivi possono aumentare efficienza, qualità e sicurezza, se accompagnate da percorsi di riqualificazione professionale inclusivi.
La richiesta dei sindacati: investimenti e regole europee
I rappresentanti dei lavoratori sollecitano Stellantis ad accelerare su un piano industriale aggiornato e più robusto, capace di dare orizzonte agli impianti nazionali: “scelte concrete e credibili, in grado di rafforzare e garantire la prospettiva industriale e occupazionale di tutti gli enti e gli stabilimenti italiani”. La Fim-Cisl giudica la riscrittura delle norme europee sulle emissioni un primo passo, ma non ancora sufficiente: “È necessario un piano industriale europeo espansivo, sostenuto da debito comune e da un nuovo Fondo europeo con risorse paragonabili al Next Generation EU, capace di accompagnare la transizione garantendo una sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale e occupazionale”.
Accanto alla spinta industriale, il sindacato chiama in causa anche l’esecutivo per misure strutturali a supporto dell’intera filiera, dal manifatturiero all’indotto, chiedendo la riapertura del tavolo automotive: “individuando risorse adeguate per sostenere e rilanciare l’industria automobilistica e l’intera filiera dell’indotto”. La rotta, insomma, passa per investimenti mirati, regole stabili e un ecosistema che premi innovazione, qualità e lavoro.